Le regole del Gioco
Cari amici,
la situazione politica è in grande fermento e sta diventando sempre più concreta l’ipotesi del voto anticipato. Il grande successo della raccolta delle firme per il referendum anti-Porcellum ha dimostrato in modo inequivocabile che c’è una larga fetta dell’opinione pubblica che sta reagendo alla campagna di delegittimazione nei confronti del Parlamento e che desidera poter tornare a scegliere i parlamentari. Il tema della riforma della legge elettorale è così stato nuovamente imposto all’agenda della politica, e siamo convinti che, in attesa del giudizio della Consulta sul referendum, si debba ripartire dalla proposta di legge del Partito Democratico per giungere quanto prima al superamento del ‘Porcellum’.
Per queste ragioni mi è parso utile promuovere un confronto tra le forze politiche presenti in Parlamento per capire il possibile approdo di una nuova legge elettorale. Vi allego l’invito a partecipare al dibattito-confronto “LE REGOLE DEL GIOCO. La nuova legge elettorale e le sue conseguenze sul sistema politico ed istituzionale”, che si svolgerà lunedì 24 ottobre 2011, alle 20.30, presso la Casa di Carità Arti e Mestieri in via Orvieto 44 a Torino.
In quella sede ci confronteremo con il Sen. Felice BELISARIO (Capogruppo IDV al Senato), l’On. Rocco BUTTIGLIONE (UDC, Vice Presidente Camera dei Deputati), l’On. Giuseppe FIORONI (PD), l’On. Giacomo PORTAS (Moderati), l’On. Osvaldo NAPOLI (Vicepresidente gruppo PDL alla Camera) e l’On. Luciano VIOLANTE (PD, Presidente onorario della Camera dei deputati).
Sciopero Generale: Non Ora
Lo sciopero generale è uno strumento importante che può e deve essere utilizzato per contrastare scelte governative che recano gravi danni ai lavoratori e ai cittadini. Ma è uno strumento che, per le sue caratteristiche di eccezionalità, deve essere adoperato nel modo giusto e nel momento giusto.
La Cgil è un’organizzazione sindacale a cui – nel pieno e assoluto rispetto del principio dell’autonomia della politica dal sindacato e del sindacato dalla politica – ci sentiamo vicini, per la quale proviamo non solo un doveroso rispetto, ma un autentico affetto. E’ un sindacato dal quale il nostro partito riceve importanti contributi di idee e, talvolta, anche delle critiche.
Questa volta, però, siamo noi a permetterci di criticare la scelta della Cgil.
Siamo consapevoli che anche in questa occasione sia il Ministro Sacconi sia le altre sigle sindacali non hanno cercato il dialogo necessario. Siamo consapevoli di quanto disastrosa, ingiusta ed inadeguata sia la manovra varata da questo Governo. Lo siamo a tal punto che il PD ha predisposto un piano alternativo e si sta attrezzando ad una grande battaglia nel Paese.
Dobbiamo renderci conto che in questa fase dai tratti drammatici gli italiani sono più spaventati che non informati. Per questo c’è bisogno di un serio e duro lavoro da parte di tutte le opposizioni, politiche e sociali, per dare vita ad una capillare ed intensa campagna di informazione sulle conseguenze reali dei provvedimenti contenuti nella manovra.
Per questo invitiamo il Segretario Susanna Camusso e la Cgil ad un’ulteriore riflessione sull’opportunità di proclamare uno sciopero generale per il 6 settembre, proprio mentre si svolge il dibattito parlamentare sulla manovra, ciò al fine di scongiurare il rischio che la mobilitazione finisca per venire strumentalizzata, soprattutto da chi vuole dividere il sindacato, cancellare l’intesa unitaria del 28 giugno ed isolare la Cgil, perdendo così di vista il merito dei problemi.
Lo sciopero generale, invece, potrebbe rappresentare lo strumento finale della battaglia contro la manovra se rinviato alla fine della discussione parlamentare e se posto in essere dopo aver espletato un tentativo, certamente difficile ma necessario, di recupero di un percorso unitario con le altre organizzazioni sindacali.
Uno sciopero generale che non si svolge in solitaria nel mare tempestoso della crisi, ma che pone le sue basi sull’unità sindacale con Cisl e Uil, verrebbe ad avere una forza ben diversa e consentirebbe di combattere una battaglia convincente e, perché no, forse anche vincente.
On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio MISIANI
On. Antonio BOCCUZZI
On. Dario GINEFRA
On. Emanuele FIANO
On. Sandro GOZI
On. Paola DE MICHELI
On. Francesco BOCCIA
On. Vinicio PELUFFO
StefanoEspositoTV – Numero 0
Numero Zero della WebTV dell’Onorevole Stefano Esposito.
In questa puntata si parla dei costi della politica, amministrazioni locali, stipendi e vitalizi dei parlamentari
CENTRO PRODUZIONE RAI TORINO
“Nei prossimi giorni presenteremo una mozione parlamentare sul futuro del centro di produzione Rai di Torino. Chiediamo al Presidente Cota di sostenere questa iniziativa parlamentare e di impegnarsi per impedire il progressivo svuotamento produttivo del centro di produzione a favore di Milano. Come già sulla Tav, ora sulla sede torinese della Rai vogliamo vedere se tutti sono disposti ad assumersi precisi impegni. La Regione Piemonte ha strumenti politici e finanziari per intervenire e Cota deve dimostrare che Torino non è diventata una nuova Provincia di Milano. Non ci basta la solita parola buona che Cota non nega mai a nessuno: ci interessa il suo intervento e la prova che per lui gli interessi di Torino prevalgono su quelli di Milano e sulle logiche padane”: così hanno dichiarato questa mattina i parlamentari del PD On. Stefano ESPOSITO e On. Giorgio MERLO in occasione di una conferenza stampa sul futuro del Centro di produzione della Rai a cui hanno partecipato anche l’On. Teresio DELFINO (Deputato UDC), Aldo RESCHIGNA (Capogruppo PD Consiglio regionale) ed Enzo LAVOLTA (Pres. Commissione Lavoro Comune di Torino).
Spiegano Stefano ESPOSITO e Giorgio MERLO: “A confermare la gravità della situazione è anche la vicenda dei ‘Vespri siciliani’, uno degli eventi culturali più importanti delle celebrazioni dei 150 anni (che vedrà la presenza del Presidente Napolitano il 18 marzo) e che sarà ripreso e trasmesso non attraverso il centro Rai di Torino ma attraverso quello di Milano. E’ il momento di scelte politicamente nette. Ci sono macigni che se non rimossi rischiano di azzerare la presenza della Rai a Torino, ovvero gli investimenti per l’innovazione tecnologica, le commesse, le risorse. Senza queste condizioni l’epilogo è scontato e il centro Rai di Torino non potrà che continuare a indebolirsi diventando una realtà di serie B. Chi ha a cuore una visione federalista non può non operare a sostegno di un’eccellenza che deve essere difesa e valorizzata. Un anno fa è stato sottoscritto un protocollo tra Regione, Provincia e Comune dove le parti si assumevano precisi impegni. Il Presidente Cota finora si è distinto per disinteresse. A distanza di un anno è giunto il momento di una concreta risposta di prospettiva e di futuro”.
